Meditazione Domenica IV Quaresima A - Monastero del Bene Comune

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sabato 14 marzo 2026

Meditazione Domenica IV Quaresima A

 

Ricordiamo davanti a Te

Palestina, l'allarme per l'aumento della violenza dei coloni. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra in Iran e in Libano, in Cisgiordania crescono le aggressioni e gli avamposti israeliani. A rischio l’area di Ush Ghurab vicino al villaggio di Beit Sahour. L'appello del sindaco: "Chiediamo alla comunità internazionale di agire immediatamente, per fermare l’espansione degli insediamenti".

Pakistan. Nuovi raid su Kabul, almeno 6 morti e 15 feriti. Non si ferma la guerra al confine tra i due Paesi che, a fianco alla crisi in Iran, rendono l’Asia Sud-Occidentale una delle aree più instabili al mondo. L’Afghanistan alle prese con la crisi migratoria, il Pakistan con quella energetica.

Afghanistan, la guerra in Medio Oriente sta causando ritorni di massa. Quest’anno sono già più di 110.000 i civili afghani tornati in patria dal solo Iran, circa 1.700 al giorno dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. E’ quanto dichiarato dal rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) per l’Afghanistan.

Dall'inizio dell'attacco all'Iran da parte di Stati Uniti e Israele, sono 1.100 i minori feriti e uccisi dai bombardamenti, Secondo i dati del Fondo Onu per l'Infanzia, le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari, da cui dipende la sopravvivenza dei bambini, sono state attaccate, danneggiate o distrutte dalle parti in conflitto. La denuncia di Oxfam: l'escalation delle violenze potrebbe coinvolgere 60 milioni di persone

i nuovi proletari delle città (fuori dalle fabbriche nelle strade delle nostre città). I rider di Glovo e Deliveroo sono scesi in oltre 30 piazze con una mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil, da Roma a Napoli, Palermo, Bologna, Milano e Firenze, per chiedere salari dignitosi, stabilità e diritti concreti.Molti costi vengono trasferiti sui lavoratori: mezzi propri, manutenzione, assicurazioni incomplete, tempi di attesa non pagati, incertezza sui turni e sui guadagni. A questo si aggiunge la gestione algoritmica:

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Nonostante il conflitto e l’instabilità crescente in Medio Oriente, il VIS – Volontariato internazionale per lo sviluppo continua a operare nei territori palestinesi, in particolare tra Gerusalemme Est e Betlemme. Una scelta che, spiega il coordinatore regionale Luigi Bisceglia, nasce da un impegno umano prima ancora che professionale. "La scelta è chiara e semplice: non possiamo abbandonare le comunità e le persone con cui da tanto tempo lavoriamo", afferma.
Ad Acerra, Terra dei fuochi,  nasce l’Ambulatorio Popolare “San Giuseppe Moscati”, iniziativa dal forte significato e impatto sociale in un territorio gravato da anni dall’inquinamento ambientale, con l’insorgere di patologie tumorali in particolare tra giovani e ragazzi.  Offrirà screenings, visite gratuite di medicina generale e pediatriche grazie a medici volontari
Il 43° Premio Niwano per la Pace sarà assegnato al leader spirituale amazzonico Benki Piyãko, esponente del popolo Ashaninka del Brasile. Il riconoscimento premia il suo impegno nella difesa dell’ambiente, nella riforestazione e nella salvaguardia delle culture indigene.Il premio, istituito dalla Fondazione Niwano per la Pace, valorizza figure che contribuiscono alla cooperazione interreligiosa e alla pace nel mondo. 
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias



1Sam 16,1b.4.6-7.10-13 Ef 5,8-14

Gv 9,1-41


1Passando, [Gesù] vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».


***

Questo brano del vangelo di Giovanni, molto bello e interessante, si inserisce nelle catechesi che le liturgie di questa Quaresima ci propongono: la settimana scorsa Gesù si è presentato come acqua viva (episodio della donna di Samaria); oggi si rivela come luce; domenica prossima si dichiarerà risurrezione e vita (episodio di Lazzaro). Evidentemente queste pagine di vangelo rispondono alla domanda: chi è Gesù? Sono gli insegnamenti che i discepoli del I sec. d.C. hanno approfondito non come semplici formule di catechismo, ma come cammino di fede verso la totale adesione a Cristo con il battesimo, compreso come totale trasformazione di vita.


Il cieco nato sicuramente può essere proposto come esempio di cambiamento. All’inizio del racconto ci viene presentato come una persona che chiedeva l’elemosina al bordo della strada. Uno a cui la gente appiccicava una presunta maledizione da parte di Dio, pur essendo totalmente innocente. Quel tipo di malattia era segno di un peccato commesso e i discepoli si dimostrano ossequienti a tale mentalità. Un uomo che però sembrava ormai abituato alla sua condizione. Non chiede, come altri fecero, di essere guarito. Il confronto con Bartimeo è illuminante (vedi Marco 10,46-52): questi era diventato cieco, voleva tornare a vedere e perciò aveva continuato a gridare per attirare l’attenzione di Gesù, infastidendo tutti. Aveva sperimentato tutta la negatività della sua disabilità e voleva liberarsene. Il nostro invece, in tale situazione, non si sentiva bisognoso di un intervento da parte di Gesù.


Ironicamente, egli era nella condizione dei discepoli e dei farisei: ciechi anche loro, ma con un altro tipo di cecità, volontaria. I primi cercavano le cause del male nella colpa di qualcuno. Ai secondi bastava essere discepoli di Mosè e non avere altre prospettive di vita.


Il cieco riceve la vista come atto gratuito da parte del Maestro. Notiamo il gesto abbastanza disgustoso di Gesù e il comando di andare a Siloe, non a qualsiasi fontana e non usando un qualsiasi secchio. Sono gesti gratuiti, diremmo inutili, quasi insensati. Avrebbe potuto guarirlo con la sola parola, come fece con Bartimeo. Chiede invece al cieco di fidarsi, di obbedire e fare quello strano gesto. Il nome ‘Siloe’ poteva anche significare inviato, indicando l’identità di Gesù come acqua viva, dato che a quella piscina l’acqua scorreva abbondante. Il cieco accetta, segno che in lui c’era un pizzico di fede, magari la fede in un buon medico, ma pur sempre fede.


Alla guarigione immediata segue il primo interrogatorio del processo, cui il malcapitato è sottoposto. A questo punto egli dichiara l’identità del guaritore: l’uomo chiamato Gesù. Non lo conosce, ma ha sentito la sua voce ed è stato toccato da lui (non solo fisicamente), ma non sa da dove venga e dove abiti. Sa solo che il suo gesto è stato completamente gratuito.


Al secondo interrogatorio, il giovane scopre che Gesù non ha osservato il sabato. La conclusione è logica e semplice: ‘per lui io sono più importante dell’osservanza della Legge’, cioè ‘mi vuole bene’. E conclude: ‘è un profeta!’, cioè ‘parla e agisce in nome di Dio’. Ormai siamo nel bel mezzo del processo: la sua testimonianza non è accettata e si devono chiamare i genitori, per portare il certificato medico che testimoni la veridicità del miracolo. È maggiorenne, può essere testimone legale, ma la sua testimonianza è respinta. A questo punto è pure chiara la differenza tra lui e i suoi genitori: questi non vogliono immischiarsi, lui sì.


Al terzo interrogatorio l’ex-cieco ha l’occasione per dire la sua e qui la tensione raggiunge il suo apice. Si parte dall’affermazione ‘dà gloria a Dio!’, che a noi suona strana, ma che costituiva la tipica formula processuale per confessare la colpa. In altre parole, i giudici l’hanno già condannato (e con lui anche Gesù), mentre lui ripete la confessione della sua esperienza personale che ormai lo fa discepolo, anche se non ha mai deciso di esserlo: è un titolo che gli viene affibbiato gratuitamente. A questo punto, evidentemente alterato, testimonia la sua fede in Gesù come colui che onora Dio, fa la sua volontà, compie azioni straordinarie e dunque viene da Dio. Eccolo a fare il difensore di Gesù in un ambiente totalmente ostile.


L’ultima tappa del suo cammino è l’incontro personale e visibile con il Maestro che l’ha guarito. Gesù gli comunica il contenuto della fede (Figlio dell’Uomo = Messia); egli non ci arriva da solo, ma è per lui un’altra rivelazione, un approfondimento dell’esperienza personale di guarigione. E anche qui, con entusiasmo va oltre e lo confessa ‘Signore’ (= salvatore).


Interessante è notare un particolare: Gesù gli dice ‘lo hai visto’, ma in realtà il cieco non l’aveva mai visto; lo aveva sentito parlare, era stato da lui toccato e gli aveva obbedito. Questo ci richiama la finale del vangelo, quando Gesù dice a Tommaso: ‘beati coloro che non hanno visto e hanno creduto’ (20,29). Il cieco nato ci rappresenta tutti, se vogliamo condividere la sua esperienza che consiste nell’aver ricevuto luce per dare una testimonianza in tempi difficili.


Dal Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia.

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

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