Ricordiamo davanti a Te
Gaza, ong: a sei mesi dalla tregua, i civili continuano a soffrire. A distanza di tempo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre scorso, si rilevano ancora privazioni e insufficienti aiuti nella Striscia, secondo un rapporto di cinque organizzazioni umanitarie. Jeremy Konyndyk, presidente di Refugees International: "I palestinesi soffrono quotidianamente di grave malnutrizione e di morti evitabili perché molti non hanno accesso in modo affidabile a cibo e servizi di base"
Libano, Israele continua a espandere la sua aggressione prendendo di mira aree residenziali densamente popolate e togliendo la vita a civili disarmati in varie parti del Libano, inclusa, in particolare, la capitale Beirut". Secondo una prima stima del ministero della Salute libanese, i bombardamenti hanno provocato 254 morti e 720 feriti. Più di cento gli obiettivi colpiti in circa dieci minuti tra Beirut, il sud del Libano e la valle della Bekaa.
In Nigeria non si placa il dolore per le stragi di Pasqua- Il Paese dell’Africa occidentale è in preda a violenze senza più limiti che stanno producendo migliaia di morti e decine di migliaia di sfollati
Dal 6 all'11 aprile, i popoli nativi di tutto il Brasile si riuniscono a Brasilia per la 22/a edizione dell'Accampamento della terra libera (Atl), la più grande mobilitazione indigena del Paese. Si prevede la partecipazione di oltre 8.000 esponenti di diverse etnie e regioni Tra i temi principali di questa edizione figurano la difesa della demarcazione territoriale e l'opposizione all'esplorazione di petrolio, gas e minerali nei territori indigeni. Il programma prevede domani una marcia verso il Congresso, a difesa del rovesciamento delle politiche anti-indigene, e un'altra giovedì verso il Palazzo presidenziale, per chiedere al governo federale di accelerare la demarcazione territoriale.
La terra si spacca ancora, abitanti evacuati: "Le case a rischio crollo". Il maltempo non ha innescato solo la frana di Petacciato: un movimento franoso ha colpito anche Salcito, al confine tra Abruzzo e Molise. Frane minacciano i centri abitati anche a San Giuliano di Puglia, Agnone e Frosolone. Disposta l'evacuazione precauzionale di 50 persone.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Rom e sinti, verso il superamento dei campi in Italia. Presentato a Roma il rapporto annuale dell'associazione "21 luglio" dal titolo Cento Campi, che illustra la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. Per il presidente Carlo Stasolla "sempre più amministrazioni si stanno muovendo verso il superamento dei campi, comprendendo l’insensatezza di questo dispositivo monoetnico".
Papa Leone nella Domenica delle Palme. "Gesù non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare se stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell'umanità. Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo;"Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano di sangue".
Il Capitolo provinciale degli Stimmatini riunitosi a Sezano questa settimana, ha eletto Padre Simone Piacentini nuovo Padre Provinciale. A lui un sincero augurio di bene.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: - Misericordias
At 2,42-47 1Pt 1,3-9
Gv 20,19-31
19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
***
Il brano comprende due scene (vv.19-23 e vv.24-29) e una conclusione generale (vv.30-31). Nella prima scena è raccontato il venire di Gesù in mezzo ai suoi, nella seconda, la vicenda che vede coinvolto il discepolo Tommaso in un duplice dialogo: prima con gli altri discepoli e poi con Gesù. Entrambi i momenti sono introdotti da una coordinata temporale di notevole interesse: 19La sera di quel giorno, il primo della settimana - 26Otto giorni dopo.
Non è difficile pensare che queste indicazioni temporali riflettano la prassi della Comunità cristiana delle origini che, appunto, il primo giorno della settimana e/o l’ottavo giorno, celebra la memoria del suo Signore Crocifisso e Risorto.
Alle due scene, nel brano viene aggiunta una conclusione: “…Ma questi (i segni) sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (Vi è poi un altro capitolo, il 21° nel vangelo di Giovanni, ma si tratta di un'evidente aggiunta ecclesiale assai significativa).
Cosa significa avere la vita nel suo nome? Il nome è la sua realtà. Rende presente efficacemente il mistero della persona. Avere vita nel nome di Gesù, significa fare della nostra vita la manifestazione della risurrezione di Gesù.
Nella seconda lettura, è detto che il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ci generò per una speranza viva in forza della risurrezione. In altre parole, la vicenda di Gesù è generativa in noi di espressioni di vita nuova. Un esempio di manifestazione della risurrezione, per quanto possa considerarsi un po' idealizzato, lo troviamo nella prima lettura, nel libro di Atti: “Tutti i credenti stavano riuniti insieme e avevano tutto in comune, le loro proprietà e i loro beni li vendevano e ne facevano parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno... spezzavano il pane e prendevano cibo con gioia”. La novità di vita consiste nell'essere, non più isolati dagli altri e rivolti solo a sé stessi, ma con gli altri, mai contro gli altri, sempre rivolti verso gli altri e solidali, cioè parte vitale dell'insieme. Questo in buona sostanza significa avere vita nel nome di Gesù.
Nel racconto evangelico, i discepoli abitano la stanza della paura. Chiusi, bloccati, non possono vivere. Loro sono tutt’altro che “rivolti” agli altri.
In ogni compagine e in ogni Chiesa gestita e super controllata dal timore di uscire dalle righe, non c'è vita, non c'è gioia, non c'è respiro! Manca la VITA NEL NOME DI GESU'. Giovanni rende questo clima con alcune espressioni: caduta la notte e le porte chiuse (sprangate). Si tratta di una situazione a vicolo cieco, disperata, senza via d’uscita. Gesù, manifestandosi, non rinfaccia, non redarguisce per la loro pavidità ma, rendendosi presente, tanto a dire: entrando dentro, attraversando le paure, svela l’inconsistenza delle chiusure. Dal di dentro cioè smuove quelle esistenze paralizzate perché vi entra con quell'amorevolezza inesauribile, e segni delle mani, dei piedi e del costato stanno lì a testimoniarlo, di colui che prima di morire si piegò a lavare i piedi.
Grazie a quell'amore certo, la comunità delle discepole e dei discepoli può lanciarsi e sbilanciarsi fino ad osare la profezia del primo giorno dopo il sabato. Ecco perché il saluto di Gesù si realizza nel dono della pace-shalom come un restare in piedi nella vita, senza timori, come la possibilità di realizzare le promesse di bene di cui ogni essere è portatore.
Il dono diventa poi un incarico: Vi do lo shalom, rimettete i peccati. Vale a dire, riportate le situazioni umane in un orizzonte di giustizia e di verità.
Il parallelismo antitetico “a coloro a cui, perdonerete i peccati saranno perdonati; e a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”, non autorizza i discepoli ad un perdono del tutto arbitrario, come se fosse loro dato un potere di fare il bello e il cattivo tempo. È invece un'affermazione che obbliga i discepoli ad un'azione di liberazione e di riconciliazione assolute.
Se non lo facessero avrebbero la responsabilità di lasciar languire la realtà nelle sue contraddizioni. Questo è il senso ultimo delle parole “e a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Al convegno ecclesiale di Firenze, papa Francesco sollecitava ad essere “Una Chiesa inqueta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Una Chiesa lieta con il volto di mamma, che comprende, accompagna e accarezza”.
Occorre prendere parte al progetto di una nuova creazione sulla quale ormai il Signore ha già effuso il suo Soffio vitale. Questo è “avere la vita”.
L’altra sequenza, come abbiamo detto, riguarda la vicenda di Tommaso. È un quadretto che sostanzialmente ci offre delle considerazioni circa l’esperienza della fede.
Alla fede che rompe con i “mondi chiusi e apre le stanze delle paure per dare aria” si perviene attraverso un cammino da cui non è esente il dubbio e la perplessità (Tommaso è presentato come il “gemello”, lui è come noi, noi siamo come lui). Quando egli perviene alla fede, non è perché il suo bisogno probatorio ha raggiunto gli elementi sufficienti per credere, ma perché anche lui si trova di fronte a quei segni che lo riportano a quell'amore incondizionato e inesauribile di cui ha intuito lo spessore la sera della lavanda dei piedi. Se si fosse trattato di soddisfare al desiderio di avere delle prove, sarebbe bastato constatarne la presenza, invece, è invitato a toccare (entrare in contatto) con i segni di quell'amore, vale a dire: a collocarsi nella prospettiva del dono di sé. La fede non nasce dalle prove ma dall'amore.
Infine, è assieme agli altri che si giunge a superare le strettoie del dubbio e si perviene alla commovente adesione fiduciosa. Lo sguardo fisso sui segni dell’amore fedele (guarda… tendi la mano) consente di rimanere uniti agli altri nonostante tutto. Possiamo rimanere con le nostre paure, fatiche, immaturità ecc. perché, in ogni caso, l’amore fedele non ci abbandona.
Dal Sal 117 (118)
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

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