Meditazione IV Domenica di Pasqua A - Monastero del Bene Comune

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sabato 25 aprile 2026

Meditazione IV Domenica di Pasqua A

 



Ricordiamo davanti a Te

Gaza, ancora morti in attacchi aerei dell'Idf sul territorio della Striscia. Cinque persone sono morte nella Striscia di Gaza in seguito a nuovi raid israeliani, nonostante la tregua siglata lo scorso ottobre. Ancora violenze anche in Cisgiordania: due persone, tra cui un adolescente, uccise da coloni israeliani armati  il numero delle vittime dall’annuncio dell’accordo sarebbe di oltre 770, con più di 2.100 feriti.

In dieci anni la fame nel mondo è raddoppiata. Lo spettro della carestia aleggia su decine di Paesi nel mondo. Il Global Report on Food Crises 2026 certifica il fallimento sistemico globale: 266 milioni di persone colpite da insicurezza alimentare acuta, due carestie dichiarate e finanziamenti umanitari crollati ai livelli del 2016. Due terzi di tutte le popolazioni che soffrono di fame acuta si trovano in soli dieci Paesi, tra cui spiccano: Afghanistan, Sudan, Yemen e Myamar. Le cause non derivano solo dalla mancanza di cibo, ma dall'effetto combinato di diete inadeguate, diffusione di malattie e un collasso totale dei servizi essenziali, idrici e sanitari.  Nel 2025, le stime indicano 35,5 milioni di bambini colpiti da malnutrizione acuta, di cui quasi 10 milioni nella sua forma più grave e letale.

Il nord del Kenya nella morsa di siccità e tagli agli aiuti. Il cambiamento climatico contribuisce al diffondersi della malnutrizione nelle aree semi desertiche al confine con l'Etiopia, dove ormai manca anche la pasta d’arachidi utilizzata per curare le forme più acute. "Non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute", dichiara Micol Fascendini, esperta del settore in occasione dell'odierna Giornata mondiale della Terra. "Negli ultimi decenni abbiamo veramente sfruttato troppo le risorse naturali, senza pensare al bene della Terra. La realtà dei fatti è che siamo interconnessi: non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute”.

Burkina Faso: il governo scioglie altre 118 ONG Il provvedimento colpisce organizzazioni attive in vari ambiti, dal sociale al sanitario, e si inserisce nell’applicazione della legge sulla libertà d'associazione del 2025. 
Amnesty International accusa le autorità di violare i diritti fondamentali, in un contesto segnato dallo scioglimento dei partiti e da crescenti tensioni con le ONG internazionali

Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison

Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza

Giornata Mondiale della Terra: la sfida del cambiamento. L’Earth Day 2026 richiama l’urgenza di un cambiamento concreto nei modelli di sviluppo e negli stili di vita. Clima, salute ed energia emergono come snodi decisivi di una sfida globale.Il Papa denuncia uno “stravolgimento della creazione” e richiama a una “conversione” capace di rimettere al centro sostenibilità e fraternità. “Chi rapina la vostra terra delle sue risorse (…) investe in armi (…) in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”. Queste le parole di Papa Leone XIV, pronunciate a Bamenda, in Camerun, Un magistero che si colloca in continuità con quello di Papa Francesco, autore dell’enciclica Laudato si’, che inaugurò dieci anni fa il Villaggio per la Terra.

25 aprile 2026. «A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche.Il «senso della Resistenza» era e resta uno, ha sottolineato il capo dello Stato: «Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese».


Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -


At 2,14a.36-41 1Pt 2,20b-25

Gv 10,1-10

[In quel tempo Gesù disse:]

1«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta,

ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.

2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce:

egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.

4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse,

e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui,

perché non conoscono la voce degli estranei».

6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlasse loro.

7Allora Gesù disse loro di nuovo:

«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.

8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;

ma le pecore non li hanno ascoltati.

9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;

io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

***

In questo brano del vangelo di Giovanni, Gesù usa un’immagine, quella del pastore e delle pecore, che a noi pare abbastanza ‘fuori moda’. Oggigiorno paragonare una persona ad una pecora risuona come un’espressione dispregiativa, un insulto: rappresenta chi si adegua alla massa e la segue senza ragionare con la sua testa. Questo evidentemente non era il significato che Gesù voleva dare all’immagine, anche perché ai suoi giorni in Palestina la pastorizia era la realtà quotidiana e positiva della gente comune. Inoltre, con questa similitudine egli richiama alcuni testi della Bibbia ebraica che parlano di pastori: Dio che accompagna il suo popolo nel deserto verso la terra promessa; il buon pastore del Salmo 23; la fondamentale differenza fra buoni e cattivi pastori nel libro del profeta Ezechiele (cap. 34).

Nel vangelo di Giovanni questa immagine ha anche un sapore polemico. Gesù ha appena guarito un cieco nato (vedi Giovanni 9,1-41) e si è scontrato con i farisei che lo hanno criticato per il suo modo di operare nei confronti di quel disabile. Con questo discorso egli vuole contestare la loro pretesa di essere le guide, i giudici e i modelli di religiosità all’interno del popolo dei credenti. In altre parole, qui Gesù si propone come vera guida ed esempio con la sua persona, la sua parola e il suo esempio, rivelando la sua vera identità di Messia.

Sottolineo brevemente solo ciò che il pastore fa in questa ‘similitudine’ e che rivela l’azione di Gesù anche nei nostri confronti:

‘entra dalla porta (del recinto delle pecore)’, perché è il proprietario del gregge ed è libero di agire, a differenza del guardiano che è addetto al recinto;

è ‘pastore’ delle pecore, non un ladro, brigante o estraneo che sfrutta le pecore anche in modo violento;

‘chiama ciascuna pecora per nome’, riconoscendo e difendendo l’unicità della persona individuale, con le sue caratteristiche e doti, e non ‘massificando’ il gregge;

‘conduce fuori le pecore e cammina davanti ad esse’, non facendo il semplice maestro che insegna, ma essendo il primo testimone nel concreto del suo insegnamento;

‘le pecore lo riconoscono, ascoltano la sua voce e lo seguono’, perché hanno trovato in lui chi dona loro la ‘vita in abbondanza’;

egli è anche ‘la porta delle pecore’, che le rende capaci di ‘entrare e uscire’ in sicurezza per ‘trovare pascolo’, perché dona loro la vera libertà e l’autentica realizzazione umana.

Di solito applichiamo questa pagina di vangelo a chi ha un compito ‘pastorale’ nelle comunità cristiane di tutto il mondo, ossia a chi si dedica alla crescita della fede dei credenti. In realtà, questo insegnamento vale per tutti i discepoli e discepole, perché tutti, in un modo o in un altro, abbiamo una certa responsabilità nei confronti della crescita umana altrui. Gesù allora diventa il nostro modello in cui specchiarci.


Dal Sal 22 (23)


Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia.


Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.


Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.


Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.



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