Meditazione Domenica XV T.O. A - Monastero del Bene Comune

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sabato 11 luglio 2026

Meditazione Domenica XV T.O. A




Ricordiamo davanti a Te

   Venezuela. Sale a 3.889 il bilancio delle vittime del doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il nord del Venezuela. Tredici giorni dal terremoto, continuano salvataggi “miracolosi” e il governo decide di riaprire le scuole per far concludere agli studenti l’anno scolastico e riportare una parvenza di normalità. Ma lo scenario descritto dal responsabile dei Programmi internazionali del CESVI è apocalittico. Molta preoccupazione per i bambini, molti rimasti orfani e con gravi traumi da shock, “la gente vive in strada, ha perso tutto, altissimo rischio epidemie".

     Sudan, 5.500 bambini in fuga da El-Obeid. Lega Araba: è catastrofe umanitaria. Save the Children chiede un intervento urgente per garantire la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e un maggiore sostegno alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e nel resto del Paese. L'organizzazione sottolinea come i minori rappresentino circa il 55% degli sfollati del Sudan, oggi teatro della più grave crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case dall'inizio della guerra nell'aprile 2023

   Almeno 11 persone sono morte in un incendio boschivo scoppiato nelle ultime ore a Los Gallardos, in provincia di Almeria.  Alcune delle vittime sono rimaste intrappolate nei veicoli avvolti dalle fiamme mentre tentavano di fuggire dalla zona.  Risultano disperse 23 persone.

    Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli, scrive a proposito del "triste dono" di Erdogan ai rappresentanti dei Paesi della NATO: "Una pistola in dono! È la morte trasformata in souvenir è questo quello che ci dice il triste regalo del presidente turco Erdogan ai potenti della Terra. La morte trasformata in cortesia. La possibilità di togliere la vita divenuta souvenir, memoria ufficiale, oggetto da esporre... Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma. Ma ogni pistola porta sempre un secondo nome, invisibile. È il nome dell’uomo contro il quale potrebbe essere puntata.

   Hussam Abu Safiya, il pediatra di Gaza, sta morendo in carcere. È stato il direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, nel nord  Striscia di Gaza occupata, fino a quando, nel dicembre 2024, l’esercito israeliano non ha fatto irruzione chiudendo la struttura. Da solo aveva sfidato i blindati israeliani, rimanendo fino all’ultimo accanto ai suoi pazienti. Il 16 giugno la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre, ma le sue condizioni di salute sono talmente precarie che si fa fatica a pensare che possa farcela. Suo figlio ha lanciato un nuovo appello sui social raccontando come suo padre non riesca neanche a respirare bene.

Ti preghiamo, Signorem continua a prenderti cura di noi

Aiutaci à custodire e discernere i germi della speranza

    Domenica 26 luglio in tutte le chiese colletta per il Venezuela. L’iniziativa dei vescovi italiani in coordinamento con Caritas per rispondere ai bisogni materiali e spirituali del Paese sudamericano devas.tato dal doppio sisma del 24 giugno scorso. "un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto"

    Il servizio docce a San Pietro. I poveri e le persone senza fissa dimora che utilizzano le strutture sotto il Colonnato del Bernini, gestite dall’Elemosineria Apostolica e volute da Papa Francesco nel 2015. “Hanno bisogno di ascolto”.  Oltre a lavarsi, radersi e prendersi cura di sé stessi,  grazie alla presenza ormai decennale di suor Hanna, i poveri possono "raccontarsi" e cosí recuperare “almeno una parte della normalità quotidiana perduta”

Is 55,10-11     Rm 8,18-23

Mt 13,1-23


1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 

2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, 

mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 

3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: 

«Ecco, il seminatore uscì a seminare. 

4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 

5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, 

perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 

7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 

8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 

9Chi ha orecchi, ascolti». 


10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 

11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 

12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; 

ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 

13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano 

e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: 

Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. 

15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi 

e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi 

e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca! 

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 

17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, 

ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! 


18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 

19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno 

e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 

20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola 

e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 

22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo 

e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 

23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; 

questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


•••••

Questa bella parabola è molto conosciuta, e non ha bisogno di lunghi commenti, anche perché ce ne viene data la spiegazione, dando risalto ai diversi modi di accogliere l’insegnamento di Gesù. Si parla di tre terreni improduttivi e di altri tre che invece portano frutto in diversi gradi.


Innanzitutto, essa risponde alla situazione problematica che Gesù aveva incontrato a suo tempo e che abbiamo già intravisto nel vangelo di domenica scorsa: sono pochi coloro che ricevono e mettono in pratica la sua parola, rispetto agli scribi e farisei che lo condannano come inviato di satana (la strada), alle folle che lo seguono intanto in quanto ricevono benefici (i sassi) e ai parenti che sono preoccupati del buon nome della famiglia e vogliono fermare Gesù (le spine).


La parabola vuole rispondere alla domanda: perché capita questo?

Non è colpa del seme – dice Gesù – che è portatore di vita e di frutti, ma, se non trova il terreno adatto, non può germogliare. Non è colpa del seminatore (in verità, molto strano) che generosamente butta il seme ovunque, perché spera che anche i terreni improduttivi possano ‘convertirsi’. La Parola di Dio annunciata da Gesù è per tutti, buoni e cattivi, portatrice di speranza anche nelle situazioni più impensate, perché può aiutare a cambiare le cose e a far crescere verso il bene.


In tutto questo noi, ascoltatori e lettori del vangelo, corriamo tre rischi, come la parabola ci insegna.


Il primo è quello di farci derubare della Parola dalle tante voci che sentiamo e dai tanti messaggi che ci vengono dati, a volte terribilmente contraddittori. Dove è la verità? Come possiamo ascoltare e accogliere, se chi parla è incoerente con ciò che dice? Come possiamo capire, se nessuno ci spiega?


Il secondo pericolo è quello dell’incostanza. Ascoltare e accogliere il messaggio di Gesù è faticoso! Occorre apertura e disponibilità verso la novità. E non basta ascoltare una volta, ma occorre approfondire alla luce delle esperienze di vita che si fanno. Solo allora la parola di Gesù diventa valida e significativa. Più si ascolta, più si capisce, più si entra nella mentalità di Gesù, più si cresce e più si diventa umani (‘a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza’).


Il terzo rischio è quello delle preoccupazioni. Oggigiorno c’è troppo da fare e non si può perdere tempo. Questo ci ricorda la ‘sindrome di Marta’ (vedi Luca 10,38-42): ‘Marta, Marta, tu ti preoccupi di tante cose, ma una sola cosa è necessaria’ e Maria ha scelto di ascoltare, perché è più importante della minestra che bolle.


Un ultimo particolare: non ho mai visto spighe con cento o sessanta chicchi di grano. È un’evidente esagerazione per sottolineare l’abbondanza di vita che l’ascolto attento della parola di Gesù porta con sé.


Buon ascolto!     




 Dal Sal 64 (65)


Tu visiti la terra e la disseti,

la ricolmi di ricchezze.

Il fiume di Dio è gonfio di acque;

tu prepari il frumento per gli uomini. 


Così prepari la terra:

ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. 


Coroni l’anno con i tuoi benefici,

i tuoi solchi stillano abbondanza. 

Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono di esultanza. 


I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di messi: 

gridano e cantano di gioia! 

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