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giovedì 6 febbraio 2020

Riscaldamento globale: conseguenze pesanti per i popoli artici

28 Gennaio 2020

Riscaldamento globale: conseguenze pesanti per i popoli artici


L'Artide non è soltanto orsi polari e ghiaccio. La regione ospita oltre 4 milioni di persone, di cui circa il 10% indigeni. Comunità che dipendono da attività tradizionali come pesca, caccia, pastorizia e raccolta, che il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova.

«Non soltanto siamo influenzati da quello che succede per via del riscaldamento globale, ma anche dall’attitudine coloniale delle altre nazioni e delle compagnie. Uno degli strumenti che abbiamo per difenderci sono i diritti umani». A dirlo in un’intervista a Osservatorio Diritti è  Dalee Sambo Dorough, presidentessa del Consiglio Circumpolare Inuit, a sua volta inuit dall’Alaska. «Siamo un popolo distinto con uno status distinto e distinti diritti, il diritto alla terra e il diritto alle risorse che sono stati purtroppo danneggiati dal cambiamento climatico».

I termini “popoli circumpolari” e “popoli artici” sono concetti ombrello in cui rientrano i vari popoli indigeni dell’Artico. Fra questi, ci sono Sami, Nenets, Khanty, Evenk, Chukch, Aleut, Yupik e gli Inuit (Iñupiat) americani in Alaska, gli Inuit (Inuvialuit) canadesi e gli Inuit (Kalaallit) groenlandesi. Hanno lingue diverse e una sorta di dialetto comune.
Gli inuit, come gli altri popoli indigeni, si sono adattati all’ambiente durissimo dell’Artico. Così anche la cultura ha preso spunto dalla natura. «Ci sono molte sfumature, ma anche alcune caratteristiche simili da una zona all’altra nella spiritualità. Questa è sempre connessa al mare e agli animali marini. Così come le nostre lingue sono profondamente legate all’osservazione, alla conoscenza e all’uso delle nostre terre e dell’oceano», aggiunge Dorough. «Per quanto ci riguarda, abbiamo un diritto ereditario a questa regione. Non molte persone vorrebbero vivere nel ghiaccio».

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