Meditazione - Domenica 8a C - Monastero del Bene Comune

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sabato 26 febbraio 2022

Meditazione - Domenica 8a C

 


Meditazione - Domenica 8a C


Ricordiamo davanti a te, o Signore Lo scoppio della guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa.

Il Papa ha voluto manifestare la sua preoccupazione recandosi personalmente nella sede dell’Ambasciata della Federazione russa presso la Santa Sede, guidata dall’ambasciatore Alexander Avdeev.


Lo scorso mercoledì 23 febbraio, al termine dell’udienza generale, quando ancora non erano deflagrate le violenze. Il Papa si appellava “a quanti hanno responsabilità politiche perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è il Dio della pace e non della guerra”. E si rivolgeva a credenti e non credenti ad unirsi in una supplica corale per la pace il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, pregando e digiunando: “Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno”.

Le metropolitane sono quasi un luogo di rifugio naturale per tante persone. In città rimane chi non è potuto scappare, si sono viste file chilometriche di vetture e soprattutto centinaia di persone disperate fare l'autostop, supplicando gli automobilisti di fermarsi e farle salire a bordo. Persone che provavano ad aprire le portiere per trovare la salvezza, disposte ad andare ovunque purché lontane da Kiev

Per la gente colpita dalla follia della guerra, per la distruzione, per le vittime, per i poveri, le famiglie, i vecchi e i giovani, per i profughi, per questo mondo sbagliato, per l’ipocrisia degli stati che continuano a fare incassi sugli armamenti

Signore, abbi cura di noi: Kyrie eleison


Aiutaci a custodire la speranza

Manifestazioni contro la guerra e in solidarietà con popolo Ucraino si sono svolte nelle città d’Europa e nel mondo.

Sul tema “Mediterraneo, Frontiera di Pace” si sono incontrati vescovi e sindaci del mediterraneo. "È vero che l’Ucraina non è direttamente sul Mediterraneo, ma lo è attraverso il Mar Nero, e La Pira diceva che fino agli Urali è tutto Mediterraneo, perché questo mare abbraccia tre continenti e più di venti nazioni", è quanto ha detto ieri il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo a Firenze i lavori dell'incontro.

Sotto i primi bombardamenti, a Kiev, tra i rifugiati nelle gallerie delle metropolitane è nata una bambina. Di fronte alla follia dell’anticreazione che è la guerra, questa nascità sia annuncio di una nuova umanità, impariamo dai bambini a vivere nel mondo con la fede che la vita vince.

    Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo


Signore Dio, illumina inostri occhi perché possiamo cogliere nella nostra vita e nella storia il mistero della tua azione incessante. Sii benedetto nei secoli. Amen


Lc 6 39-45


39Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
41Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

L’albero e i suoi frutti

 43Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. 44Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. 45L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

***


Il presente brano si colloca in continuità con il discorso relativo all’amore del nemico e al perdono. Con quel messaggio, Gesù svuotava dall’interno l’aggressività nelle relazioni e, soprattutto, segnava il superamento dell’antico schema amico-nemico.

Le sue parole, quindi non sono delle buone esortazioni ma esprimono il cambiamento radicale e profondo provocato dell’irrompere del Regno di Dio.

La questione “Regno di Dio”, lo sappiamo bene, costituisce il cuore della predicazione e dell’azione di Gesù di Nazareth. Volendo declinarla in termini di esperienza storica, potremmo dire che il suo contenuto altro non è che il mondo secondo Dio.

Ma il Dio di Gesù non è un’astrazione; è una presenza che agisce, non in modo magico-sacrale, egli è presente e agisce nei cuori, tanto a dire: nelle profondità delle coscienze.

Le parole di Gesù sull’amore e sul perdono inducono a farsi carico del cammino di guarigione dello stesso nemico (amate, pregate, benedite i vostri nemici) sono parole che, dal di dentro, arrivano a smuovere pietre sepolcrali, assimilarle significa addirittura fare esperienza di Dio: “Sarete figli dell’Altissimo, perché egli è buono verso gli ingrati e verso i cattivi. Diventate compassionevoli, come anche il Padre vostro è compassionevole” (Lc 6, 35b-36). Ecco perché non si tratta semplicemente di buone esortazioni.

Questo discorso che rappresenta il programma evangelico di Gesù secondo il racconto di Luca, potrebbe essere considerato come una sorta di fenomenologia dell’ascolto. Infatti, l’intero discorso al versetto 27 inizia così: “Ma a voi che ascoltate dico” e l’inclusione si chiude con ciò che segue ai versetti 47-48 “Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica è come chi costruisce la sua casa ponendo le fondamenta sulla roccia”. Si tratta della Parola efficace. Quando è ascoltata e accolta nel cuore (nella Bibbia l’organo del cuore è la sede della coscienza) ossia laddove vengono presi gli orientamenti e le scelte fondamentali, accade sempre un cambiamento, perché l’ascolto è la condizione per maturare le motivazioni, cioè i motivi che spingono ad agire.

Sarebbe però sbagliato considerare l’ascolto un’esperienza passiva. Il brano di questa domenica ci lascia intuire che esso richiede un importante lavoro su sé stessi. È, appunto, come costruire una casa. Senza questo appassionante lavoro si rimane nella cecità della presunzione di chi si ritiene maestro degli altri perché pensa di non aver nulla da imparare da nessuno. Eppure, la via per liberarsi da una simile presunzione è proprio quella di stare in relazione con gli altri per crescere insieme - “Non c’è discepolo più grande del maestro. Ma se ben formato (purificato) sarà come il maestro (Lc 6, 40). Tutti abbiamo da imparare tutto da tutti.

A questo punto vorrei rilevare che Gesù, attraverso il linguaggio parabolico, il linguaggio della quotidianità, attua il Regno di Dio, cioè il sogno di Dio nelle coscienze. Non troviamo nelle sue labbra discorsi dottrinali o teologici. Egli rivela Dio alla gente attraverso le cose della gente perché ha amore per la gente. L’amore assimila il mondo dell’altro, soprattutto il linguaggio. Personalmente ritengo essere questi i tratti della sua persona che continuano ad esercitare fascino. Vorrei inoltre rimarcare come, secondo Gesù, la relazione con il divino si manifesta efficace nello stare con “il tuo fratello”, perché il lavoro dentro se stessi si realizza con “il fratello di fronte a sé”.

La corrispondenza dell’essere speculari l’uno all’altro rimanda necessariamente ai recessi più autentici e profondi di sé: “Perché stai a guardare il fuscello nell’occhio di tuo fratello, ma la trave che è nel tuo non la noti?” (Lc 6, 41ss).

I versetti che seguono (Lc 6, 43-45) sono di tono sapienziale, ma di grande impatto perché da essi emerge la differenza tra la religione intesa come sistema di regole, valori ed espressioni cultuali e l’annuncio del Regno così come appare nelle parole e nella prassi di Gesù di Nazareth. Il sistema religioso chiede l’ossequio della pratica; nella logica del Regno è invece centrale la coscienza: “L’uomo buono, dal tesoro del suo cuore, produce il bene”. Per questa ragione, il valore etico del bene non è il risultato di volontarismo. Sarebbe moralismo! È invece la lineare corrispondenza esterna di quanto è stato ascoltato e accolto interiormente. La qualità buona del frutto prodotto dalla pianta ben coltivata ne è l’immagine più significativa.


Salmo 91

2 È bello rendere grazie al Signore

cantare il tuo Nome, o Altissimo,

3 annunciare al mattino il tuo amore

durante le notti la tua fedeltà

4 sulla lira a dieci corde e sull’arpa

con melodie e arie di cetra.

5 Tu mi rallegri, Signore, nel tuo agire

esulto per l’azione delle tue mani:

6 come sono grandi le tue opere, Signore

e quanto sono profondi i tuoi pensieri!

7 l’uomo ottuso non può conoscerli

l’insensato è incapace di penetrarli.

8 Se i malvagi germogliano come l’erba

se fioriscono gli operatori di ingiustizia

è solo per essere falciati per sempre

9 ma tu l’Altissimo sei per sempre, Signore!

10 I tuoi nemici: eccoli, Signore

i tuoi nemici: ecco periranno!

Saranno dispersi gli operatori di ingiustizia.

11 Tu esalti come a un bufalo il mio vigore

mi cospargi di olio profumato

12 i miei occhi scoprono chi mi spia

i miei orecchi riconoscono chi mi assale.

13 Il giusto fiorirà come palma

si innalzerà come cedro del Libano

14 trapiantato nella dimora del Signore

fiorirà alla presenza del nostro Dio.



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