Meditazione – 4a domenica di quaresima C - Monastero del Bene Comune

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venerdì 1 aprile 2022

Meditazione – 4a domenica di quaresima C

 


Ricordiamo davanti a te, o Signore

  • Le porte degli istituti secondari, ossia dalle medie alle superiori, sono rimaste chiuse per le studentesse afghane alle quali, lo stesso giorno di inizio delle lezioni, non è rimasto altro che rientrare a casa. Perché per ora le aule, a chi è tra i 12 e i 19 anni, restano proibite.

  • "Acque sotterranee, rendere visibile l’invisibile" è il tema della 30a Giornata mondiale dall’acqua, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e che si celebra ogni 22 marzo. 2 miliardi di persone senza acqua potabile.

  • Somalia: due parlamentari uccisi con altri 46 civili in un attentato.

  • Ancora morti in Brasile per il maltempo a Petropolis, la città nella regione montuosa di Rio de Janeiro.

  • La Somalia è sull'orlo della carestia. Almeno 4,5 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti nel Paese, alle prese con la peggiore siccità degli ultimi dieci anni. Quasi 700 mila persone sono state costrette a lasciare le loro case in cerca di cibo e acqua, e questo numero continua a crescere.

  • L'Italia alla prova della siccità, mai così poveri d'acqua. Da dicembre a fine febbraio l’Italia ha ricevuto il 60% di neve e l’80% di pioggia in meno rispetto alla media stagionale.

  • Mentre continua la guerra in Ucraina e senza alcun passo delle diplomazie verso la pace, il governo italiano decide che il 2% del Pil sia investito in armamenti. Una decisione vergognosa, una decisione definita da Papa Francesco una “Pazzia”.

Per questo ti chiediamo: “Prenditi cura di noi, Signore”: Kyrie eleison


Donaci di saper riconoscere e coltivare i segni di speranza

  • Francesco presiede la celebrazione penitenziale a San Pietro, al termine della quale recita la preghiera di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell'umanità e in particolare dei popoli di Russia e Ucraina: "Non è una formula magica, ma l'atto spirituale di figli che ricorrono alla Madre".

  • Ai partecipanti riuniti in Senegal, Francesco invia un messaggio a firma di Parolin in cui si ribadisce il diritto all'acqua potabile e ai servizi igienici come primario, universale e basilare per costruire fratellanza. L'invito è a rafforzare la collaborazione tra gli Stati per una gestione sostenibile di un "bene indivisibile".

  • No alla discriminazione razziale, anche in tempo di guerra e pandemia. Dal 1966 ogni 21 marzo si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, voluta dalle Nazioni Unite per ricordare il massacro di Sharpeville, in Sudafrica. 

    Le parole di Papa Francesco: “Il razzismo è un virus che muta facilmente e invece di sparire si nasconde, ma è sempre in agguato. Le espressioni di razzismo rinnovano in noi la vergogna dimostrando che i progressi della società non sono assicurati una volta per sempre”.

  • In occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, la Marionettistica popolare siciliana meglio nota come “I pupi antimafia” mette in scena “Storia di Rosario Livatino. Un giudice perbene” all’Istituto di pena minorile di Caltanissetta.

  • Oscar Romero, un pastore che ha dato la vita per il gregge. Il 24 marzo, la Chiesa di El Salvador e di tutto il mondo ricorda l'arcivescovo assassinato nel 1980, emblema del servizio ai poveri e al popolo sofferente. Papa Francesco lo ha canonizzato nel 2018, insieme a Paolo VI. Nella memoria collettiva risuonano ancora le parole di Papa Francesco alla cerimonia di canonizzazione di monsignor Romero: “È bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia monsignor Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli”.


Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che non rinunciano alla speranza, a te la lode e la gloria, Signore: Misericordias Domini in aeternum cantabo


Signore, per quanto bella e grande sia la tua casa, molti vi si trovano a disagio; ma non è tanto per la tua presenza quanto per l'assenza di amore tra fratelli e sorelle, è per questo che molti se ne vanno: Signore, fa che finalmente i fratelli e le sorelle si incontrino e si parlino. Amen.


Gs 5,9-12    2Cor 5,17-21 


Lc. 15, 1-3. 11-32


1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.

3 Allora egli disse loro questa parabola:

11 Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.

17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.

28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo.

29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.

31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

***

Abbiamo già visto altre volte che Luca, nel suo Vangelo, ci presenta Gesù come la carezza di Dio per l’umanità. La sensibilità missionaria dell’evangelista lo porta ad evidenziare quei tratti della persona di Gesù che favoriscono l’incontro e l’accoglienza. La misericordia fa parte di questo stile.

Il brano fa parte di un contesto anch’esso particolare: lo stile del discepolo obbedisce a criteri di vita che sono alternativi rispetto a quelli mondani. Infatti, come Gesù, il discepolo sceglie di condividere le difficoltà di fronte alla vita con chi è all’ultimo posto. Questa è la logica paradossale del Regno di Dio. In tale progetto di vita non c’è quindi spazio per criteri di superiorità, né di merito.

È vero che nella realtà delle cose non si pensa in questo modo, ma la Comunità dei discepoli e delle discepole è alternativa rispetto ai criteri mondani. È di tale paradossalità che il mondo ha necessità perché essa dà valore e sapore all’esistenza: “Il sale è buono, ma se perde il suo sapore, con che osa gli si renderà il sapore? Non serve né per la terra, né per il concime; perciò lo si butta via” leggiamo nel versetto che precede il nostro testo.

Il conteso immediato, ovvero la situazione che offre a Gesù l’occasione di dire esprimersi è fornito da un particolare che troviamo nei primi due versetti del 15° capitolo:

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.


Dunque l’umanità ferita e moralmente fallita di questi soggetti considerati peccatori s’avvicina a Gesù. I “puliti” invece, non vogliono confondersi con la “sporcizia”. Per loro, è bene mantenere le distanze! Mettere insieme giusti ed ingiusti è fonte di confusione; la mela marcia… Alla fin fine, Dio stesso potrebbe uscirne danneggiato.

I rappresentanti ufficiali della religione “Mormoravano”. Con questo verbo Luca allude alle mormorazioni d’Israele durante la peregrinazione dell’esodo. Sappiamo che esse significano ben più di un malcontento. Mormorare per la Bibbia vuol dire mettere in dubbio l’azione di Dio e la sua presenza: “Il Signore è in mezzo a noi si o no?

In altre parole, il Dio accogliente, manifestato da Gesù attraverso il suo modo di agire, è contestato dagli scribi e dai farisei. La loro teologia non è quella di Gesù.


È questa, come dicevamo, l’occasione prossima delle parole di Gesù. Leggendo il brano, la nostra attenzione cade spontaneamente sulla cosiddetta parabola del figliuol prodigo. In realtà le parabole sono tre (vv. 4-10), ma essa occupa lo spazio maggiore:


la pecorella smarrita

la dramma perduta

Il padre e i due fratelli (o del padre misericordioso o del figlio prodigo)


Consideriamo la terza. A seconda che accentuiamo l’uno o l’altro dei personaggi, la parabola stessa può cambiare titolo. Così alcuni, osservando attentamente il padre, la chiamano la parabola del padre misericordioso, altri del fratello maggiore e altri ancora, come è più frequente, del Figliuol prodigo.

L’importante di questa drammatizzazione è la posizione che gli interlocutori di Gesù sono chiamati a prendere con se stessi. Man mano che il racconto avanza, da soli, senza bisogno di spiegazioni particolari, comprendono che non accettando l’accoglienza che Gesù riserva ai pubblicani e ai peccatori, loro rivestono il ruolo del fratello maggiore. Sempre da soli, avvertono qualcosa di stonato in tutte le buone ragioni di questo figlio. Non sono forse fuori posto come lui? Non si sentono a disagio di fronte a questo padre che soprattutto ha a cuore chiunque è perduto? Perché non accettano un Dio buono? Perché continuano a credere che bontà sia sinonimo di debolezza se non di stupidità? Perché tutte le religioni nella loro dimensione istituzionale perdono sensibilità umana e cuore? Infine, quale Dio confessano?


Solo dopo essere entrati in questa provocazione della drammatizzazione della parabola possiamo cogliere il legame intimo dell’ultima con le prime due:

Prima di tutto, ancora una volta, c’è qualcosa di paradossale nello stile del Dio di Gesù Cristo. Egli lascia le novantanove per la pecora smarrita! Non è assurdo? La donna, spazza tutta la casa per la dramma. Il tempo che impiega vale ben più di una dramma. E poi c’è la festa con gli amici e le vicine.

Ma il nesso con la terza parabola risulta evidente:

la pecora è perduta fuori casa corrisponde al figlio minore si perde fuori casa

la dramma è perduta in casa corrisponde al figlio maggiore è perso in casa


Il padre esce due volte per il primo e per il secondo dei figli.

Conclusione: tutti siamo perduti (chi si ritiene giusto e chi e ritenuto ingiusto) ma tutti possiamo far conto su un padre che quando ci guarda vede in ciascuno qualcosa di amabile.

Forse, nella Comunità primitiva a cui l’evangelista destinava il suo racconto viveva questa esperienza di divisione basata sul giudizio e su criteri di merito. La volontà di Dio (il Regno di Dio), a cui alcuni pretendono di aderire più di altri vantando titoli di merito, non vuole altro che la fraternità. Una morale che giudica e separa è una morale che fa male al morale perché impedisce ai fratelli di vivere la fraternità.


Chi non parte dalla luce di questo sguardo non arriva da nessuna parte perché, sia nella presunta giustizia sia nell’ingiustizia della vita, mancherebbe del calore dell’amore.


Salmo 33

2 Benedico il Signore in ogni momento

sulla mia bocca sempre la sua lode

3 io sono folle per il Signore

ascoltino gli umili e si rallegrino.

4 Magnificate con me il Signore

esaltiamo insieme il suo Nome

5 interrogo il Signore e mi risponde

mi libera da tutte le mie angosce.

6 Contemplatelo e sarete illuminati

senza ombra né paura sul volto

7 il povero grida: il Signore lo ascolta

lo strappa da ogni sua angoscia.


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