Meditazione domenica 3a di Pasqua C - Monastero del Bene Comune

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giovedì 5 maggio 2022

Meditazione domenica 3a di Pasqua C

Ricordiamo davanti a te, o Signore

Afghanistan. Oltre 50 persone sono rimaste uccise a Kabul in seguito ad una potente esplosione in una moschea nell'ultimo venerdì del mese islamico di Ramadan.

Il 18.mo rapporto dell’Associazione Antigone, sul sistema carcerario italiano, mostra una diminuzione dei condannati e un aumento delle recidive. Resta preoccupante il fenomeno del sovraffollamento e dei suicidi tra le mura dei penitenziari. 

I sopravvissuti alle devastanti inondazioni in Sud Africa hanno parlato di "pioggia implacabile" che ha spazzato via case, ponti e strade, uccidendo circa 480 persone e lasciandone migliaia prive di abitazione.

Zimbabwe: quasi la metà dei giovani non frequenta la scuola. Le famiglie pagano meno di 100 dollari all’anno per mandare i propri figli a una scuola elementare e circa 300 per una scuola secondaria. Tariffe molto alte per persone che sopravvivono con meno di un dollaro al giorno, in un paese in cui un quarto della popolazione soffre di estrema carenza di cibo.

Le spese militari globali superano i 2.100 miliardi di dollari. Stati Uniti e Cina da soli rappresentano il 52%. Al terzo posto della classifica c’è l’India, seguita dal Regno Unito e dalla Russia. L’Italia si piazza all’11° posto con 32 miliardi di dollari, il 4,6% in più rispetto al 2020 e quasi il 10% in più rispetto al 2012.

Almeno 80 persone hanno perso la vita in Nigeria per l'esplosione di una raffineria illegale di petrolio.

Sono oltre 20 le persone uccise in Siria in attacchi rivendicati dall'Isis in varie regioni centro-orientali del martoriato Paese arabo.

Non accenna ad attenuarsi il conflitto in Ucraina; né l’attività diplomatica sembra promettere qualche segno di speranza.

Ti preghiamo, o Signore, prenditi cura di noi: Kyrie eleison

Aiutaci a custodire e a discernere i germi della speranza

“La Chiesa di Caserta sogna di poter mettere a disposizione dei casertani l’area dell’ex Macrico, un tempo denominata Campo di Marte, per poterla offrire come campo di pace, di vita, d’incontro, campo di dialogo tra generazioni, terra in cui seminare la speranza, coltivare la pace e custodire la vita”.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha inaugurato la rassegna “C’era una volta”. La rassegna porta attori e attrici italiani, tra i più amati dal pubblico, negli ospedali pediatrici d’Italia per raccontare le fiabe della tradizione ai piccoli pazienti.

Papa Francesco ha ricevuto in udienza i pellegrini di Łódź giunti in pellegrinaggio dalla Polonia a Roma.

"Oggi la misericordia richiede una grande “fantasia”- ha detto -, una grande creatività che fa’ che noi diventiamo apostoli di Misericordia, poeti di Misericordia. Ci vuole poesia di Misericordia. Oggi, ha molti volti, tanti quante sono le persone ferite e cadute a terra. Ciascuno porta in sé qualche ferita, sebbene non tutte siano visibili. Benedico di cuore le vostre opere di carità, anche quelle compiute in forma personale e spontanea e nascosta. Benedico coloro che aprono le menti e i cuori, che aprono le case e le risorse ai malati, agli anziani, ai disoccupati, ai senzatetto, agli immigrati, a tutti i poveri, sofferenti ed emarginati, e ai bambini che hanno bisogno di casa e famiglia. È così, aprendo le porte, aprendo tutto, che la Chiesa assume il volto più evangelico, quello del Buon Samaritano, che non vuole e non sa essere indifferente."

La regione Veneto condannata per discriminazione collettiva è stata costretta a rivedere la propria delibera che non riconosce l’iscrizione obbligatoria al servizio sanitario nazionale ai famigliari stranieri di cittadini divenuti italiani. La regione Veneto si trova a dover restituire le somme di un diritto messo a pagamento. Una vittoria dell’Asgi. Dopo le sentenze, anche il Friuli Venezia Giulia cancella la norma antistranieri sulle agevolazioni per gli affitti.

Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo

Vienici incontro, o Signore, quando, delusi perché non succede nulla, siamo tentati di tornare indietro, di riprendere le abitudini di sempre. Dopo la notte di ogni allontanamento, donaci di ritrovarti all'alba per riconoscerti nostro unico Signore. Amen

At 5,27-32.40-41    Ap 5,11-14   

Gv 21,1-19

1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3 Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. 

4 Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5 Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. 6 Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. 7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”. Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. 8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. 

9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10 Disse loro Gesù: “Portate un po' del pesce che avete preso or ora”. 11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. 12 Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, poiché sapevano bene che era il Signore. 

13 Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. 14 Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. 

15 Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. 16 Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. 17 Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene? , e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. 18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. 19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”. 


Questo testo che troviamo nel Vangelo di Giovanni, viene collocato dopo la finale. Molto probabilmente si tratta di una riflessione che la chiesa delle origini, qualche decennio dopo la morte e risurrezione del Signore, compie per comprendere la sua vocazione nel mondo alla luce della fede nel Signore Risorto. 

Alcuni elementi come il nome di Simon Pietro a capofila del gruppo dei discepoli (v.3s.), l’elenco che segue dei discepoli con i due innominati ( vale a dire il riferimento a tutti quelli che nel tempo si aggiungono al gruppo di coloro che si pongono alla sequela del Signore), la formula di invito a mangiare il pane e il conseguente gesto della distribuzione di chiara evocazione eucaristica ci consentono di cogliere lo sfondo ecclesiale del racconto. 

Forse la Comunità, dopo qualche decennio dal primo annuncio si trovava ad affrontare problemi nuovi con i quali l’annuncio del Vangelo sembrava aver poco o addirittura nulla a che fare. Problemi inediti per la Comunità dei discepoli potevano essere di vario genere: la continuità e la novità rispetto alla tradizione giudaica, l’apertura alle culture extra palestinesi, mutazione dei contesti politici, necessità di dialogo e confronto con il mondo greco romano, forse iniziavano già forme di latente persecuzione, di discriminazione ecc. In altre parole, la sola fiducia nella Parola di Dio poteva bastare ad affrontare le nuove sfide che si ponevano ai seguaci del Signore? Se un simile interrogativo fa presente che la comunità cristiana può correre il rischio di pensarsi, progettarsi e darsi da fare prescindendo da Cristo. 

I sette soci della cooperativa di pescatori potevano pensare: “tutto sommato, qualcosa di Lui conosciamo per esperienza, possediamo qualche rudimentale concetto di teologia, non ci manca una discreta frequentazione delle scritture…”. Pietro dice: “io ci provo. Mi metto in proprio! Porto avanti la comunità con criteri più funzionali alle esigenze dei tempi”. E gli altri gli vanno dietro (Io vado a pescare…veniamo anche noi con te. v. 3).

Ecco, la notte e la pesca infruttuosa! Com’è possibile che Gesù sia divenuto per loro un estraneo? E se fu possibile per loro, non potrebbe forse ripetersi anche per noi? 

Ma la notte non è per le tenebre, da essa nasce l’aurora, la luce. Forse si tratta, ancora una volta, di un oscuramento provvidenziale: il Signore vuole farsi riconoscere nella luce di una nuova rivelazione, di una nuova situazione di vita.

Di fronte a questa opaca coscienza della Chiesa a proposito del suo unico riferimento al Cristo, Parola Vivente, è necessario entrare in un processo di progressivo radicamento in una mentalità di fede. 

“Dopo un certo tempo, Gesù si manifestò di nuovo” (v.1). Il brano poi chiude la prima parte con l’inclusine del v. 14: “Così, già per la terza volta, Gesù si manifestò ai discepoli dopo essersi levato da morte”. La terza volta, così come il terzo giorno, nella Scrittura ha sempre il significato del dono di una novità che supera le aspettative: Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo giorno ci farà rialzare e noi vivremo alla sua presenza (Os. 6, 1-2). E sempre a proposito di azioni ripetute, è la seconda volta che Pietro ha a che fare con il cingersi le vesti (Allora Pietro, udendo che era il Signore, si legò alla cintura le vesti esterne). La prima volta, manifestò perplessità di fronte a Gesù che indossò il panno del servizio (13,4-8); adesso è lui che si cinge le vesti e, in seguito, saranno altri che gliele cingeranno (…quando eri più giovane ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi.  21,18). Ancora: nei versetti che seguono, ai tre rinnegamenti di Pietro corrispondono le tre interrogazioni sull’amore a cui corrispondono tre umili dichiarazioni affermative con altrettanti incarichi da parte di Gesù a pascere il suo gregge. Insomma, non può sfuggire alla nostra attenzione questa progressione e ripetizione di parole e di gesti che alla fine stanno a rimarcare come la comunità abbia sempre bisogno di scoprire di nuovo il senso e l’unicità della sua relazione con il Signore, soprattutto dopo aver sperimentato il vuoto di tutte le sue iniziative che prescindevano da Lui. L’esperienza del Risorto che va incontro ai suoi avrà sempre la necessità di essere rinnovata. Del resto, pur essendo un evento che modifica le sorti dell’umanità, la risurrezione di Cristo resterà sempre un evento nascosto, non eclatante, sempre da ricercare e da testimoniare.

La novità della manifestazione prende l’avvio dall’esposizione di un bisogno da parte di Gesù (…avete qualcosa da mangiare?) e dalla richiesta alquanto strana di Gesù di ricominciare a lavorare quando è già giorno. In altre parole, chiede ai pescatori di Tiberiade un riconoscimento che non si identifica con la forza ma con una necessità, un bisogno e di mettere in discussione le proprie competenze professionali: tutti sanno che la pesca avviene di notte, non di giorno. Quest’ultima richiesta sta a significare che la logica di Gesù si trova al lato opposto delle logiche mondane. E conseguentemente, anche il lato da cui gettare le reti è diverso da quello scelto precedentemente (gettate la rete al lato destro della barca e troverete). Occorre lavorare dalla parte che dice lui, ossia con le logiche del Vangelo non con altre, nonostante possano sembrare più efficienti e adeguate ai tempi.

Se la comunità dei credenti diventerà capace di scegliere il primato della Parola, si troverà arricchita di doni inaspettati. Sarà sufficientemente forte da contenerli tutti perché, quando si sceglie secondo il vangelo, la comunità diventa capace di accoglienza per tutti (trasse fino a terra la rete piena di centocinquanta tre grandi pesci; malgrado fossero tanti, la rete non si strappò).

È a questo punto, che i discepoli scoprono di essere nutriti dal Signore stesso il quale accoglie e trasforma il frutto della pesca in esperienza di condivisione conviviale. “Venite mangiate…Gesù prende il pane si mette a darlo loro” (vv.12-13). 

Tutti sanno che questa è l’eucaristia, l’esperienza del Signore vivente nella sua Chiesa come annuncio di nuova umanità. “A nessuno dei discepoli venne in mente di accertarsi domandandogli: Chi sei tu? coscienti che era il Signore (v.12). Riconosciuto il Signore come riferimento principale della comunità, si fa PIENO GIORNO!     

L’eucaristia è il dono offerto a tutti come possibilità di reinserirsi nel cammino del Signore perché in essa si assimila la sua vita, il suo morire ed il suo offrirsi come datore di vita. È attraverso l’eucaristia che la comunità, assimilando la morte del Signore e gustando il vangelo come sua unica ricchezza, recupera la semplicità della vita di condivisione e, con essa, i riferimenti evangelici più immediati. Se la vita comunitaria non viene alimentata dalla Parola e dall’eucaristia, dove mai può trovare la forza per esprimere la fraternità nella sua missione? Parola e Pane bastano davvero! Ritornare al “culmine e alla sorgente” ci aiuterà sicuramente a relativizzare le nostre pretese e a far convergere verso la comunione fraterna le nostre parzialità, affinché il poco o molto che riusciremo ad esprimere nella vita di tutti i giorni alimenti di senso, di intelligenza e di amore la nostra ed altrui esistenza.

 Nell’eucaristia e nella Parola, può davvero ripartire per tutti l’avventura della sequela. Gesù Risorto nutre i suoi di quell’amore capace di sconfiggere le paure e di rispondere con amore all’amore (Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?). è precisamente all’interno di questa condivisione offerta e donata che Pietro, a nome di tutti perché tutti rappresenta, può rettificare le sue defezioni precedenti in una nuova disponibilità ad amare fino al dono della testimonianza suprema: “Mi ami? Pasci i miei agnelli…Seguimi!”.


Salmo 29

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,

non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.

Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,

mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,

della sua santità celebrate il ricordo,

perché la sua collera dura un istante,

la sua bontà per tutta la vita.

Alla sera ospite è il pianto

e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,

Signore, vieni in mio aiuto!

Hai mutato il mio lamento in danza,

Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre

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