Ricordiamo davanti a te, o Signore
L’Afghanistan stretto tra la morsa della fame e della violenza. Emergency lancia l'appello a non dimenticare una popolazione che dall'agosto scorso è tornata sotto il regime dei talebani.
Alla vigilia della “Giornata internazionale della Terra – l’Earth Day” si contano oltre 200 conflitti per l’accaparramento delle materie prime e delle risorse idriche.
Escalation armata tra Israele e Gaza. Israele ha colpito Gaza due volte in risposta al missile lanciato da militanti palestinesi.
È alta la tensione in Sri Lanka. Una persona è rimasta uccisa e altre 14 sono state ferite, di cui tre in maniera grave, dalla polizia che ha sparato vari colpi di arma da fuoco durante una protesta antigovernativa.
Brasile: i vescovi condannano le violenze subite dal popolo Yanomami. A danno degli indigeni occupazioni incontrollate del territorio e sfruttamento minerario, ma l’episcopato denuncia anche stupri e abusi sessuali su donne e bambini.
Un pessimo inizio della stagione delle piogge nel Corno d'Africa ha aumentato le preoccupazioni per le conseguenze della peggiore siccità degli ultimi decenni. Venti milioni di persone sono a rischio di morire di fame quest'anno poiché le ritardate piogge peggiorano la terribile siccità in Kenya, Somalia ed Etiopia. La crisi è aggravata dalla guerra in Ucraina che sta facendo lievitare i prezzi del cibo e distoglie l'attenzione internazionale da una catastrofe umanitaria annunciata nell'area.
Sale a 224 il numero delle vittime della tempesta Megi, che ha colpito le Filippine. Quasi 150 persone sono ancora disperse. Più di 2 milioni di persone in 30 province sono state colpite dalla tempesta, che ha costretto più di 207.500 ad abbandonare le proprie case.
Ti preghiamo, o Signore, prenditi cura di noi: Kyrie eleison
Aiutaci a custodire e a discernere i germi della speranza
Il mondo è povero di umanità, urgente una civiltà dell'amore ha detto papa Francesco ai partecipanti al simposio promosso dall’Associazione "Fiat". "Le tragedie che viviamo in questo momento, particolarmente la guerra in Ucraina così vicina a noi, ci richiamano l’urgenza di una civiltà dell’amore. Nello sguardo dei nostri fratelli e sorelle vittime degli orrori della guerra, leggiamo il bisogno profondo e pressante di una vita improntata alla dignità, alla pace e all’amore."
Cessate il fuoco, corridoi umanitari, dialogo, disarmo pace. Sono queste le parole che accompagnano la marcia Perugia Assisi, in programma oggi 24 aprile, per ricordare anche quanto scritto nella Costituzione italiana: chi ama la pace “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E per rilanciare l'appello di Papa Francesco: "Fermatevi! La guerra è una follia". Il pensiero è rivolto in particolare all’Ucraina, un Paese che dallo scorso 24 febbraio vive una immane tragedia. Ma anche ad altre situazioni di tensione, sofferenza e dolore.
Ieri, sabato 23 aprile 2022, nel duomo di Aversa la sacra rappresentazione che Ambrogio Sparagna ha dedicato al parroco ucciso dalla camorra: «Nel titolo c’è il suo testamento: “Per amore del mio popolo io non tacerò”». Don Peppe diceva “in nome del mio popolo non tacerò”. Per questo venne ucciso dalla camorra. Noi vogliamo continuare a non tacere, dando voce alle sue parole attraverso la musica». A parlare è Ambrogio Sparagna, musicista quasi coetaneo del parroco di Casal di Principe, ucciso il 19 marzo 1994.
Per la bontà che abita nel cuore umano e per coloro che si mettono a disposizione del bene, a te la lode e la gloria, o Signore: Gloria in excelsis Deo
Vieni ed entra nei nostri cenacoli chiusi, Signore,
perché abbiamo tutti e di tutto paura: paura di credere, paura di non credere, paura di essere liberi; e poiché la tentazione di asserragliarci in antichi steccati è sempre grande, vieni ed abbatti le porte dei cuori, le differenze e i molti sospetti soprattutto fra quanti dicono di crederti. Amen
At 5,12-16 Ap 1,9-11.12-13.17-19
Gv 20,19-31
La
sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le
porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto
questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al
vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come
il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e
disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i
peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non
saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo,
non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri
discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se
non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito
nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non
credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e
c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette
in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui
il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio
fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso:
«Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto,
tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno
creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti
altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi
sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio
di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
***
La Parola di questa seconda domenica di Pasqua fa emergere in modo discreto e poi, via via sempre più evidente, la realtà della comunità dei discepoli e delle discepole del Signore. In tempi di marcato individualismo come quelli che viviamo, facciamo un po’ di fatica ad accorgercene ed a comprenderne la portata.
Il quadro che ci offre la prima lettura, il libro dal libro di Atti, è una scena di gruppo:
“Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone” - “Il numero andava aumentando”.
L’autore dell’Apocalisse, all’inizio si firma definendosi “vostro compagno nella tribolazione e nella costanza in Gesù”
Nel brano evangelico emerge con chiarezza la distinzione tra il gruppo ed il singolo, tra i discepoli e il solitario Tommaso e il suo cammino di fede una volta reinseritosi in quello della comunità.
Se ci abbandoniamo alle sensazioni che ci giungono attraverso le immagini, sentiamo poi che la comunità è un organismo vivo, non di una benemerita istituzione custode di ricordi nostalgici e di reliquie. Le parole più frequenti sono quelle di guarigione, di superamento delle paure – “non temere” – di pace, di perdono dei peccati. Insomma, per quella comunità la fede nel Signore risorto è questo insieme di cose per cui chi vi partecipa si sente vivo, dentro l’intreccio delle relazioni, dei dialoghi, dei pareri differenti, dove ognuno ha la sua storia, ognuno dice la sua ma, al tempo stesso, ognuno si sente legato agli altri perché Gesù, il signore li raccoglie tutti. Non apprezzeremo mai abbastanza questo dono che ci fa il Signore di strapparci dalle nostre solitudini. Ognuno di noi è una vocazione destinata a formare una “con – vocazione”.
La prima parte del brano evangelico ci parla della comunità chiusa nelle sue paure. Le porte erano sprangate per paura dei dirigenti. Gesù entra a porta chiuse. È un modo per dire che il Signore entra nelle nostre paure, le attraversa, le scioglie. E poi inizia qualcosa di nuovo: augura lo Shalom e, come già Dio all’inizio della creazione, anche Gesù soffia sulla comunità dei suoi. Inizia una nuova creazione dove le situazioni segnate dal male e dalla chiusura possono essere ricomposte nel suo amore: il male e le scelte sbagliate possono essere svincolate dalle persone. “aggiustate quindi le situazioni sbagliate”. In alte parti del nuovo testamento i discepoli vengono mandati a guarire, ma in fondo è la stessa cosa. Si tratta di entrare nella nuova creazione concretamente. I credenti sperimentano nella loro vita la risurrezione di Gesù perché si mettono al servizio della risurrezione del mondo: “rimettete i peccati…”. Il versetto, poi, continua: “a chi non li rimetterete, non rimessi resteranno”. Talvolta, la comunità cristiana ha frainteso in senso di potere canonico queste parole di Gesù; come se Gesù avesse permesso ai suoi di esercitare in modo arbitrario il perdono o di condizionarlo a regole precise. In realtà le sue parole vanno comprese all’interno di un modo di dire tipico del suo ambiente, vale a dire all’interno della retorica biblica del parallelismo. In altre parole, si tratta di un compito assegnato alla comunità dei discepoli e discepole in maniera rafforzata: “Dovete ricomporre le situazioni sbagliate, dovete superare le chiusure (rimettere i peccati) perché se non lo fate il male, la chiusura, l’errore e quanto c’è di negativo, rimane e incancrenisce”. Darsi da fare per superare il male è prendere parte alla nuova creazione. Gesù poi parla al plurale perché quest’opera di restituzione di ogni cosa e soprattutto di ogni persona all’integrità è un’opera che va portata avanti insieme.
A questo quadro comunitario, la vicenda di Tommaso si contrappone come un cammino individuale, anzi, individualistico. Egli rappresenta il cammino di tutti coloro confondono la fede con la ricerca di reliquie; coloro che dicono “Dio mi ha detto” e poi non sono capaci di ascoltare gli altri; che fanno chilometri per visitare santuari, luoghi di apparizioni e di miracoli sensazionali e poi non si accorgono che il Signore si dona nella Parola, nell’assemblea eucaristica e negli eventi della storia, nei volti umani.
Quando Tommaso si ricongiunge agli altri (e non è un caso che l’evangelista annoti: “otto giorni dopo”, vale a dire nel giorno in cui tutta la comunità celebra la memoria viva del Signore), matura dentro di sé la grande e nuova professione di fede: “Signore mio e Dio mio”. Noi dobbiamo essere molto grati a Tommaso perché col suo cammino difficile ci ha meritato la bella beatitudine del Signore, ma dobbiamo essergli soprattutto grati perché ci aiuta a comprendere che camminando insieme la nostra fede diventa esperienza concreta mentre, camminando da soli, siamo destinati a perderci in nel fango di una religiosità ammuffita e senza vita.
Dal Salmo 117
Dica
Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di
Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che
temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
La
pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra
d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia
ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il
Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Ti preghiamo,
Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la
vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi
benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci
illumina




















































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