Ricordiamo davanti a Te
Gaza, '72.615 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023'. Secondo il ministero della Salute della Striscia i feriti sono 172.468
A Gerusalemme Est, «un’intera comunità palestinese sta per essere espulsa» Israele sta costringendo i 1.500 abitanti di Al-Bustan ad abbandonare il villaggio per costruire un parco a tema biblico. Per evitare di pagare multe salatissime, le famiglie stanno demolendo le proprie case. Il Comune di Gerusalemme sostiene che le abitazioni siano state costruite illegalmente, senza i permessi necessari. «Non ci sono permessi», ha spiegato Abu Rajab sottolineando che Israele rende quasi impossibile per i palestinesi di Gerusalemme Est ottenere le autorizzazioni necessarie per costruire legalmente.
Vivere senza luce o acqua è la norma per la maggioranza delle persone. La ripresa economica in Venezuela stenta a invertire la tendenza della povertà: secondo l'ultima indagine nazionale condotta dall'Università cattolica Andrés Bello (Ucab), il 68,5% delle famiglie vive in condizioni di indigenza e il 31,7% in povertà estrema. 1,2 milioni di bambini non vanno a scuola, 10% dei .venezuelani ha la luce garantita in casa
Messico, i lavoratori denunciano criminalità nelle miniere. Imprese straniere accusate di usare bande armate. Il capo del Sindacato nazionale dei minatori, Napoleón Gómez Urrutia, ha denunciato che diverse società estrattive ricorrono alla criminalità organizzata per attaccare i lavoratori e manipolare le assemblee. Il metodo consiste nell'impiegare bande armate per forzare il voto dei dipendenti e spingerli a disertare il sindacato.
Centinaia di contadini e rappresentanti delle comunità indigene boliviane sono arrivati a La Paz dopo una marcia di 27 giorni partita dal dipartimento amazzonico di Pando per chiedere l'abrogazione di una legge sulla proprietà agricola che, secondo i manifestanti, favorirebbe la concentrazione delle terre. permettendo di utilizzarle come garanzia per l'accesso al credito bancario
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Quando l'Europa scelse la pace attraverso la cooperazione. Si celebra oggi la Giornata dell’Europa. Il 9 maggio ricorda infatti il giorno in cui — settantasei anni fa — il Vecchio Continente decise di cambiare il proprio destino, avviando un percorso di cooperazione e integrazione destinato a trasformarne profondamente la storia. La Giornata dell’Europa non è dunque solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per ricordare che l’unità europea è il risultato di una scelta storica consapevole, nata dal desiderio di superare i conflitti del passato e costruire un futuro comune basato sulla collaborazione tra Stati e cittadini.
Il cardinale di Napoli Dommmenico Battaglia: per Napoli pace e giustizia, la camorra “non uccide solo quando spara”. Pace e giustizia contro la camorra, che “non uccide solo quando spara ma anche quando occupa il vuoto lasciato dalla solitudine, dalla mancanza di adulti credibili, dalla fragilità delle comunità”. La camorra “uccide quando convince un ragazzo che valere significa comandare. Quando fa credere che il rispetto si compra con la paura. E allora Napoli – ha sottolineato il cardinale - oggi deve dirlo con una chiarezza nuova: nessun ragazzo nasce perduto. Nessun quartiere nasce condannato. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola a combattere contro ciò che è più grande di lei”.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore: -
At 8,5-8.14-17 1Pt 3,15-18
Gv 14,15-21
[In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:]
15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;
16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre,
17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.
Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
18Non vi lascerò orfani: verrò da voi.
19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.
Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.
***
Questo brano del vangelo di Giovanni è in continuità con quello di domenica scorsa e fa parte del racconto dell’ultima cena di Gesù, in cui egli parla ai discepoli presenti (capitoli 13-17). È un testo un po’ difficile, perché complesso, profondo e in parte misterioso. È necessario, perciò, non leggerlo in fretta, ma far risuonare queste parole nella mente e nel cuore, affinché si possa incominciare a comprendere meglio il loro significato.
Amore per Gesù e osservanza dei suoi comandamenti incorniciano il testo (versetti 15 e 21), evidenziando così il tema per la nostra riflessione. Qui Gesù parla dei ‘suoi’ comandamenti e, fino a questo momento, ne ha insegnati tre: essere a servizio degli altri (13,14); amare gli altri come lui ha fatto (13,34); avere fede in lui e nel Padre (14,1). Al loro centro c’è sempre e comunque la sua figura e il suo esempio di vita: il suo stile di comportamento diventa per i discepoli la misura, il paradigma e la ragione della loro esistenza nel quotidiano.
Cosa significa tutto questo nella pratica? Un episodio raccontato in questo stesso vangelo (21,15-17) ci può aiutare a comprendere. Si tratta del dialogo tra Pietro e Gesù risorto dopo essere apparso misteriosamente ai discepoli, aver compiuto il prodigio della rete piena di pesci e aver condiviso il pasto con loro. Gesù pone a Pietro per tre volte la stessa domanda, ‘mi ami tu?’, e lo incarica di prendersi cura della comunità dei credenti: ‘pasci le mie pecore’. È lo stesso Pietro che ha fallito come discepolo, rinnegando per tre volte l’amore di Gesù. Qui egli scopre non solo di essere stato perdonato, ma anche di ricevere da Lui un incarico importante: non più soltanto ‘pescatore di uomini’ (Marco 1,16-18), ma anche ‘pastore delle pecore’. E questo diventa risurrezione anche per lui.
In questa prospettiva, i comandamenti di Gesù non vengono percepiti come gravosi, quasi un obbligo cui si è sottoposti, ma divengono una risposta concreta e quotidiana all’amore che abbiamo ricevuto. Anche perché (e questo è fondamentalmente vero) noi abbiamo conosciuto e ricevuto l’amore di Dio e di Gesù attraverso gli altri e non direttamente dalle Sue mani. Noi abbiamo imparato ad amare realmente grazie all’esempio altrui.
Per crescere in questo senso, abbiamo ricevuto lo Spirito di Gesù (versetti 16-17) che agisce in noi, tra noi e con noi, e ci accompagna come genitore (‘non vi lascio orfani’) e come colui che ci sta accanto dandoci la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà e le sfide della vita (‘Paraclito’ ossia ‘avvocato difensore / consolatore’).
E per concludere, Gesù dona una vista che va oltre quella fisica (‘il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete’), come ha fatto con il cieco nato, il quale, pur non avendo visto Gesù con i suoi occhi, ma avendo semplicemente accolto la sua parola, ha dimostrato di avere la capacità di comprendere ciò che i vedenti non percepiscono (Govanni 9,39). Questa abilità è conseguenza dell’unità promessa e attuata da Gesù tra lui, Dio e la comunità dei credenti, i quali diventano il segno della sua presenza nel mondo.
Dal Sal 65 (66)
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!.
A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.






















































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