Ricordiamo davanti a Te
il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, sottolineando come
piattaforme digitali, algoritmi e sistemi di Intelligenza Artificiale
stiano ridefinendo il modo in cui bambini e adolescenti apprendono,
costruiscono relazioni e sviluppano la propria identità. Per la
Fondazione, la tutela dei minori non può essere affidata soltanto
all'educazione digitale, a divieti anagrafici o ai controlli
successivi. Deve nascere a monte, nel modo stesso in cui vengono
progettati algoritmi, piattaforme e sistemi di IA. È il principio
del "safety by design", costruire tecnologie più etiche,
come auspicato da Papa Leone nell’enciclica Magnifica Humanitas,
che abbiano la sicurezza dei bambini incorporata nel loro DNA,
anziché intervenire quando il danno è già avvenuto.
RD
Congo, l'epidemia di Ebola sempre più fuori controllo. Nel
Paese dell'Africa centrale aumentano i contagi ed i morti mentre in
alcuni villaggi le squadre sanitarie vengono aggredite dalla
popolazione I familiari e amici dei defunti non accettano le rigide
procedure di sepoltura stilate dall’Oms. Intanto, nelle zone di
guerra il virus è più difficile da contenere: le milizie ribelli
rendono complicato il transito di medici e operatori, il tracciamento
dei contagi e l’assistenza ai malati che rimangono nei villaggi
continuando ad infettare
Pakistan, continua il rimpatrio forzato
dei migranti afghani. Uomini, donne, anziani, bambini: sono
migliaia gli afghani immigrati in Pakistan che le autorità stanno
arrestando e rimandando nel proprio Paese di origine nell'ambito di
una campagna contro l'immigrazione irregolare Un fenomeno,
questo dei rimpatri forzati, che recentemente le Nazioni Unite hanno
definito «una delle più gravi emergenze umanitarie dell’anno». Un
dramma iniziato nel 2023 che ha permesso alle autorità pakistane di
far rientrare, fino ad ora, 2, 56 milioni di cittadini
afghani
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie
eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
In questi giorni, in numerose città italiane le scuole di lingua e
cultura italiana della Comunità di Sant'Egidio festeggiano la fine
dell'anno scolastico con la tradizionale "Festa dei diplomi":
la consegna degli attestati de livello di apprendimento raggiunto
(calcolato secondo i parametri nazionali). Protagonisti tanti
migranti, nuovi europei, che hanno raggiunto importanti traguardi nei
livelli di alfabetizzazione e competenza linguistica:
dall'alfabetizzazione fino al livello C1.sono più di 6.000 i diplomi
consegnati finora. (3429 a Roma, 791 a Napoli, 763 a Genova, 237 a
Novara, 208 a Firenze, 154 a Pisa, 143 a Livorno, 100 a Milano, 99 a
Torino-Arona, 90 a Trieste e 16 ad Aversa).
A Borgo Laudato si’,
nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, papa Leone XIV ha
condiviso il pranzo con circa duecento persone in difficoltà
assistite dalla Diocesi di Roma, tra cui 35 bambini. Una giornata di
accoglienza e fraternità, vissuta non come un semplice momento di
solidarietà, ma come il segno concreto di una Chiesa che vuole stare
accanto agli ultimi e costruire relazioni nuove. «Sono venuto
senza discorso, però con fame», ha detto Leone XIV prima del
pranzo, «fame di autentica carità, fame per una Chiesa che
veramente sa aprire le porte, accogliere, ricevere tutti; dove c’è
amore per tutti e dove nessuno è nemico, dove tutti sappiamo vivere
la riconciliazione, il perdono, la pace».
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.
Sap 12,13.16-19 Rm 8,26-27
Mt 13,24-43
24Espose loro un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. 28Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”.
29“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura
e al momento della mietitura dirò ai mietitori:
Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».
31Espose loro un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.
32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto
e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito,
che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole,
35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36Poi congedò la folla ed entrò in casa;
i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.
38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.
40Come, dunque, si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli
che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!
***
Nella liturgia di questa domenica continuiamo a leggere il discorso in parabole presente nel capitolo 13 del vangelo di Matteo. Anche questa storia della zizzania nel campo di grano ha la sua spiegazione e risponde all’atteggiamento problematico della gente nei confronti di Gesù, che era immaginato come un messia capace di soddisfare tutte le esigenze di giustizia e libertà presenti nel cuore di tutti. D’altra parte, Govanni Battista aveva annunciato un liberatore che teneva nella sua mano la pala per pulire la sua aia, raccogliendo il grano e bruciando la pula con fuoco inestinguibile (vedi Matteo 3,12). Da questa parabola di comprende come Gesù non abbia accettato tale prospettiva, ma abbia preferito una giustizia riparativa e non semplicemente vendicativa: non ha bruciato nessuno, ma ha seminato il bene, la misericordia e il perdono.
Questa parabola ci insegna innanzitutto che nella realtà e nella nostra vita quotidiana il bene e il male sono mescolati, costringendoci ad un continuo discernimento e a volte anche ad una lotta interiore, se vogliamo vivere in pienezza i valori evangelici. Questo contrasto è qui rappresentato dal dialogo tra padrone e servi, in cui si espongono due opposti pareri. Da una parte, l’opinione dei servi: intervenire subito, operare la giustizia attraverso lo sradicamento violento del male. La storia recente ci insegna che questa non è la scelta migliore, perché quando si fa la guerra per ‘mettere le cose a posto’, poi la guerra non finisce mai e si fanno disastri. D’altra parte, l’atteggiamento del padrone: attendere, lasciando il giudizio ai mietitori che se ne intendono. Questo, evidentemente, non significa far nulla, incrociare le braccia e aspettare che gli angeli di Dio intervengano dall’alto, ma continuare a lavorare nel campo, coltivando il bene e contribuendo attivamente nel farlo crescere, pur sapendo di non risolvere tutti i problemi. Fuori della parabola, possiamo dire che il campo è di Dio e Gesù spera e si dà da fare affinché la zizzania diventi grano, che le persone si convertano e cambino vita, non senza il contributo dei ‘servi e serve’ di Dio. L’importante è che i servi non pretendano di essere i mietitori!
Per raggiungere questa visione delle cose e questo atteggiamento, le due brevi parabole del granello di senapa e del lievito aggiungono un tono di speranza. Qualcosa di molto piccolo, invisibile e all’apparenza insignificante produce un risultato enorme: un albero che accoglie gli uccelli del cielo e tre ‘secchi’ (non semplici ‘misure’, come traduce la versione liturgica) di farina che lievitano per dare pane a un’enorme quantità di persone. In altre parole, il bene che si fa ha la forza di dare vita più di quanto ci si aspetti.
Gesù chiede allora ai suoi discepoli e discepole di guardare alla realtà con gli occhi di Dio, che non si soffermano tanto sul presente, ma guardano ai valori eterni. Pazienza, speranza e fiducia ci fanno crescere nella fede in Dio e nelle nostre relazioni con gli altri.
Dal Sal 85 (86)
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.
Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.


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